Intervista a Danilo Francia, textile designer

Riviera-Interiors intervista a Danilo Francia, una delle figure più conosciute e influenti nel settore tessile per arredamento a livello mondiale.

Riviera-Interiors: Buongiorno Danilo, ci spieghi esattamente di cosa si occupa un textile designer?
Danilo Francia: Buongiorno, l’idea creativa è ancora fortunatamente alla base di tutto. Per arrivare alla creazione di un tessuto ci sono tanti steps, la scelta dei filati, lo sviluppo del disegno, le prove a telaio, le visite in tintoria e migliaia di lab dips; poi cosa veramente importante (da molti snobbata): la rifinizione, la mia vera passione. Il fattore commerciale è sempre stato importante, ma negli ultimi anni è diventato fondamentale. Le collezioni si devono prima di tutto vendere, per cui si può osare ma non si può sbagliare.

R.I.: Quali sono le principali tendenze nel mercato dell’ arredamento?
D.F.: Il tessile esiste da migliaia di anni, le innovazioni ci sono state e ci sono tutt’ora, ma il tessuto è sempre e solo un intreccio fra trama e ordito, le tendenze sono cicliche. Questi sono gli anni dei velluti.

R.I.: Quali sono le principali caratteristiche che un cliente privato o contract deve valutare per scegliere il tessuto più adatto al suo scopo?
D.F.: Hai detto bene dipende sempre dallo scopo. Su un divano in casa mia non metterei mai un prodotto sintetico, che invece utilizzerei per gli hotel. Io guardo e scelgo sempre le cose che per il mio gusto sono le più belle, ma ogni tanto bisogna anche stare attenti a quelle che sono le più pratiche. Fortunatamente ci sono requisiti importanti per il settore contract e soprattutto aziende specializzate che seguono rigidamente questi parametri per garantire la piena sicurezza in un settore difficile come questo.

R.I.: Ci spieghi quale è il valore aggiunto di un prodotto made in Italy rispetto ad uno di importazione?
D.F.: Oggi c’è importazione massiccia di prodotti cinesi, e si trovano distributori in tutta Europa che vendono prodotti identici, per cui la differenza la fa solo il prezzo….in questo caso la qualità conta poco e così si sviliscono anche quei prodotti in arrivo da oriente che in realtà sono ottimi. Bisogna aprire gli occhi ed informarsi quando si acquista un tessuto, come si dovrebbe fare in ogni campo. Importare va bene, ma io credo profondamente nel made in Italy. Abbiamo nel nostro territorio aziende storiche e ancora fortissime e propositive. Sono aziende che hanno investito nel tessuto di qualità e nella manodopera specializzata italiana e sono state ripagate.

R.I.: Quali sono i principali parametri che vengono valutati in fase di sviluppo di un tessuto?
D.F.: un tessuto è sempre un perfetto mix tra bellezza ed aspetto tecnico. Tutto viene super testato prima di lanciare una collezione; bisogna tener conto di tutto. All’inizio sembra difficile avere sotto controllo questi aspetti, ma con l’esperienza diventa semplice ed intuitivo; adesso so già quando decido un filato che martindale avrà o che rifinizioni andranno fatte per renderlo migliore.

R.I.: Quali sono state le novità più rilevanti sviluppate negli ultimi anni nel settore tessile?
D.F.: Nelle ultime due stagioni si è utilizzato tantissimo polipropilene per tessuti outdoor. Una fibra inventata 100 anni fa, che a prima vista può sembrare semplice ma in realtà ha proprietà molto interessanti. Ne sentirete parlare ancora per molto.

R.I.: Quali sono i paesi in Europa più creativi nel mondo tessile?
D.F.: In Europa sono rimaste poche le nazioni che realmente producono, per cui non penso di sbagliare dicendo che l’Italia è la più creativa in assoluto. Poi molto spesso si valuta la creatività di chi vende, ma nel nostro settore molto spesso i tessuti più belli venduti da un marchio francese, danese o inglese in realtà sono prodotti e pensati al 100% in Italia.

R.I.: Tu ti occupi di R&D a livello industriale. Se te la senti, potresti indicare le aziende tra cui distributori o editori, che secondo te sono più creative e propositive oggigiorno a livello mondiale?
D.F.: Il mio lavoro è a stretto contatto con tantissimi editori a livello mondiale, sinceramente mi sembra di cattivo gusto fare solo qualche nome perché tutti hanno qualcosa che li contraddistingue….però vorrei dare un consiglio a tutti quelli che comprano tessuti: non fermatevi solo alle marche più ‘famose’; conosco da anni designers che stanno sviluppando le loro linee e sono fortissimi. Io ultimamente cerco di promuoverli ed aiutarli. Uno su tutti, Scott Bodenner. Una persona squisita oltre che un amico; ha un gusto fresco ed attuale.

R.I.: Per chi volesse intraprendere una carriere come textile designer, quali sono le qualità principali che bisogna possedere?
D.F.: Tanta pazienza. Ormai è un lavoro difficile perché le aziende pensano di poter fare a meno della nostra figura, un po’ per risparmiare un po’ perché hanno la presunzione di poter fare tutto da sole; serve soprattutto la voglia di fare ricerca. Io viaggio molto spesso ed ogni volta torno con un bagaglio di cultura e idee nuove. Bisogna imparare a guardare e ad ascoltare.

Ringraziamo Danilo Francia, con cui collaboriamo già in svariati progetti, per la sua disponibilità.

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